Con l’arrivo della primavera tornano le rondini… e nel Metapontino torna lo spettro ITREC

CNEN, così veniva chiamato nel lontano 1965 l’impianto ITREC di Rotondella. Prima di allora nessuno aveva mai sentito parlare di Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare (CNEN), né tanto meno di processi di ritrattamento del ciclo Uranio-Torio. In quegli anni di difficoltà economica e sociale del Meridione per le popolazioni di Rotondella, Policoro, Nova Siri e dintorni, CNEN significava opportunità di progresso sociale e di sviluppo economico, e poco importava ciò che si sarebbe fatto in quell’area protetta da segreto militare, nella quale per lavorare ci si doveva travestire da “uomo dello spazio” con tute di protezione e maschere particolari, perché l’importante era “il posto di lavoro”.

Nel tempo, però, si è intuito che non era poi tutto così semplice e lineare tanto che la popolazione in questi 53 anni ha più volte assistito inerme a strani cortei militari che si muovevano di notte, ha registrato malattie gravissime che colpivano alcuni dipendenti della struttura, ha sentito voci di possibili sversamenti in mare, di morie di pesci.

Una simile inquietante  realtà non poteva lasciare indifferenti e in silenzio e perciò, dal 2013,  Il Movimento 5 stelle ha portato avanti la sua battaglia per la trasparenza e la bonifica del sito, senza risparmio di energie dei suoi portavoce locali, regionali, nazionali ed europei. Era infatti il 4 agosto del 2013 quando la deputata Liuzzi, il senatore Petrocelli e l’attuale europarlamentare Pedicini si presentarono ai cancelli della struttura per poter esercitare la loro funzione ispettiva, allarmati dai fatti relativi alla notte tra domenica 28 e lunedì 29 luglio, in cui ci fu la contestata operazione di trasporto di materiale radioattivo verso la base militare Nato di Gioia del Colle, in provincia di Bari.

Nello stesso anno i nostri parlamentari, a seguito di un incontro personale con l’ambasciatore Americano a Roma, comunicarono che le barre di uranio-torio provenienti da Elk River e stoccate a Rotondella sono proprietà dell’Italia a seguito di accordo tra i due Stati…con buona pace di tutti. Nello stesso tempo ancora aspetta risposta l’interrogazione presentata al senato dal portavoce Petrocelli in merito a…..

Nell’anno 2014, per via di un percolamento di materiale radiattivo verificatosi durante i lavori di messa in sicurezza, i nostri consiglieri regionali presentarono almeno 3 interrogazioni.  Ebbe un riscontro solo una di esse da parte dell’allora assessore Berlinguer, e precisamente quella in cui si chiedeva maggiore trasparenza sugli stati dei luoghi e maggiore celerità per le azioni da mettere in campo. Ebbero riscontro due di esse:

Anche da Bruxelles l’europarlamentare Pedicini presentò un’interrogazione, la E-008819-14, sulla Sicurezza nucleare e l’anomalia del 21 agosto 2014 presso l’area di disattivazione impianto ITREC Rotondella.  Nello stesso anno il Gruppo Nucleare degli attivisti del Movimento 5 Stelle offrì all’ARPAB la propria collaborazione durante il “tavolo della trasparenza” al fine di poter al meglio monitorare i campionamenti all’interno del perimetro Itrec. L’allora direttore dell’ARPAB, Aldo Schiassi, in un primo momento accolse positivamente il contributo, in seguito declinò l’offerta.

L’elenco delle “scoperte” non finisce qui perché nel 2015, a seguito di monitoraggio delle matrici ambientali della zona, si venne a conoscenza dell’esistenza di una contaminazione chimica da sostanze tossiche utilizzate per il riprocessamento delle barre nei terreni al di fuori del perimetro dell’impianto.

Si intensifica ovviamente l’attività politica, tanto che in Regione vennero presentate almeno 7 incartamenti tra mozioni, interrogazioni e richieste di tavolo della trasparenza, a Bruxelles diverse interrogazioni sui fatti accaduti, tra cui la E-012687-15 e la E-000689-15.

La battaglia continua tra un rimpallo di responsabilità e continue perdite di tempo. Tardano non solo le risposte, ma anche le azioni, e così la popolazione si ritrova, tra un valzer di dirigenti, ad affrontare nel 2017 la triste verità: la contaminazione si è estesa e spostata molto più in là rispetto ai precedenti monitoraggi. E ancora una volta in Regione vengono presentate 6 tra interrogazioni ed istanze, due, la P-007184-17 e la E-007874-17 a quello europeo.

 Tra silenzi ed indifferenza siamo alla primavera di quest’anno, che, oltre ad averci portato le rondini, ci ha sorpreso, a seguito delle indagini del NOE, con la convalida del sequestro d’urgenza da parte del GIP di Potenza di tre vasche di raccolta delle acque di falda e di una condotta di scarico dell’impianto Itrec, per la presunta contaminazione delle acque sversate nel mar Jonio. E quindi piovono ancora le interrogazioni del M5S a firma del portavoce al Parlamento Europeo Piernicola Pedicini il 20 aprile, la E-002231-18, e del portavoce alla Camera Filippo Gallinella (Atto Camera Interrogazione a risposta orale 3/00013) del 11/05/2018.

Nell’interrogazione a risposta scritta presentata da Piernicola Pedicini il 20/04/2018 al Parlamento Europeo, lo stesso spiega a Bruxelles che Il 13 aprile 2018 il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il sequestro di tre vasche di raccolta delle acque di falda e della condotta di scarico dell’impianto nucleare «ITREC» di Rotondella (MT), nell’ambito di un’inchiesta su sversamenti di acque contaminate nel mar Ionio. E pertanto, anche a seguito delle interrogazioni già presentate, E-008819-14, E-000689-15, E-007874-17 sull’inquinamento causato dall’ITREC, nonché delle interrogazioni E-012687-15, E-006219-16, P-007184-17 sulla mancata trasmissione del programma italiano per la gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti radioattivi entro il 23 agosto 2015, e dell’apertura dell’infrazione 2016/2027, e, considerando che la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee per il deposito nucleare (CNAPI) è uno dei passaggi necessari per individuare il luogo dove sorgerà il deposito nazionale, chiede alla Commissione di rispondere ai seguenti quesiti:

  1. Ritiene che queste attività siano compatibili con la messa in sicurezza delle scorie nucleari nazionali?
  2. La Sogin, società pubblica responsabile del decommissioning degli impianti nucleari italiani, sta procedendo allo smantellamento e alla bonifica della fossa 7.1 dell’ITREC in autonomia e al di fuori di un piano nazionale coordinato? In tale contesto sta garantendo la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini?

Siamo in attesa di risposta scritta da parte della Commissione Europea.

Ultima attività registrata al momento è l’interrogazione a risposta orale 3/00013 del 11/05/2018 presentata dal deputato Gallinella, nella quale si chiedono informazioni sui fatti riguardanti il presunto scarico non autorizzato di acque di falda contaminate da parte dell’impianto ITREC e, nel caso tali circostanze fossero accertate, in tutto o in parte, se si ritiene necessario avviare verifiche sulla adeguatezza della società Sogin nel condurre le attività affidatele, verificando la necessità di promuovere una riorganizzazione della stessa società.

E’ indubbio che tanto lavoro politico scaturisce dalla continua attenzione degli attivisti e dei portavoce del territorio, i quali, nonostante i numeri esigui, e nonostante il loro essere in opposizione in quegli anni, hanno sempre combattuto per difenderci da gravi errori e pericolosi silenzi. Così, mentre le grandi forze politiche, con innumerevoli rappresentanti, si ecclissavano o prendevano tempo, i nostri portavoce hanno sempre affrontato la tematica ITREC in tutte le sedi possibili.

L’ITREC, nato per essere il sogno di sviluppo del metapontino, per dare lavoro e tranquillità, per essere un centro di ricerca scientifica e tecnologica di livello internazionale, in realtà assomiglia sempre di più allo spettro di un male oscuro, alimentato da incurie umane e vizi procedurali. Una triste vicenda messa in piedi da un sistema che attanaglia un territorio che, nonostante tutto, da ben più di 53 anni, tenta, come può, di realizzare il suo sogno economico di crescita.

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